Come viene calcolata la classe energetica con software certificati
La classe energetica di un immobile non viene assegnata sulla base di una semplice valutazione dei consumi registrati in bolletta. È invece il risultato di un calcolo energetico standardizzato che considera le caratteristiche dell’edificio, dell’involucro e degli impianti e le traduce in specifici indicatori di prestazione.
Per elaborare questi dati vengono utilizzati software dedicati alla certificazione energetica, sviluppati per applicare le metodologie previste dalla normativa tecnica nazionale. Il loro compito è eseguire una grande quantità di calcoli in maniera coerente e confrontabile, fino a determinare l’indice energetico che permette di collocare l’immobile all’interno della scala delle classi prevista dall’Attestato di Prestazione Energetica.
Capire come viene calcolata la classe energetica con software certificati consente quindi di comprendere meglio cosa rappresentano le lettere che compaiono nell’APE e perché due immobili apparentemente simili possono ottenere classificazioni differenti.
Che cosa calcola realmente un software per la certificazione energetica
Il software utilizzato per il calcolo energetico costruisce un modello dell’edificio sulla base di una serie di informazioni tecniche. Il programma non si limita a sommare i consumi degli impianti, ma analizza il comportamento energetico complessivo dell’immobile in condizioni standardizzate.
La metodologia nazionale di riferimento è legata alle norme tecniche della famiglia UNI/TS 11300, elaborate per definire criteri omogenei per la determinazione delle prestazioni energetiche degli edifici.
Il Comitato Termotecnico Italiano indica infatti le UNI/TS 11300 come riferimento per la metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche e svolge attività di verifica della conformità dei software commerciali alle norme tecniche applicabili.
In termini pratici, il programma deve trasformare le caratteristiche fisiche dell’immobile in fabbisogni energetici e successivamente determinare quanta energia primaria risulta necessaria per soddisfare i diversi servizi presenti nell’edificio.
Dai dati dell’edificio al modello energetico
La prima fase del calcolo consiste nella descrizione energetica dell’immobile. Il software deve conoscere, ad esempio, geometria, superfici disperdenti, caratteristiche delle strutture e tipologia degli impianti.
Un ruolo importante è svolto dall’involucro edilizio, cioè dall’insieme degli elementi che separano gli ambienti climatizzati dall’esterno o da altri ambienti con differenti condizioni termiche. Pareti, coperture, pavimenti, finestre e porte contribuiscono infatti agli scambi di calore dell’edificio.
Per ogni elemento vengono considerate specifiche caratteristiche termiche. Una parete molto isolata disperde meno energia rispetto a una parete con prestazioni inferiori; allo stesso modo, un serramento moderno può limitare maggiormente gli scambi termici rispetto a una finestra meno performante.
Il software prende in considerazione anche l’esposizione delle superfici, le dimensioni degli ambienti e altri parametri necessari alla costruzione del modello energetico.
Dispersioni, apporti e fabbisogno energetico
Una volta modellato l’involucro, il programma determina il comportamento termico dell’edificio. Durante la stagione invernale vengono valutate le dispersioni verso l’esterno e verso eventuali ambienti non climatizzati; allo stesso tempo vengono considerati gli apporti energetici che possono ridurre il fabbisogno di riscaldamento.
Tra questi rientrano, ad esempio, gli apporti solari che attraversano le superfici vetrate e gli apporti interni convenzionali.
Durante la stagione estiva il principio viene sostanzialmente ribaltato: il software valuta quanto calore entra nell’edificio e quale quantità di energia sarebbe necessaria per mantenere le condizioni interne previste dal metodo di calcolo.
Da questo insieme di elaborazioni si ottiene il fabbisogno energetico dell’edificio. Questo dato rappresenta però soltanto una parte del processo, perché occorre successivamente analizzare come gli impianti soddisfano tale fabbisogno.
Il ruolo degli impianti nel calcolo della classe energetica
Due immobili con caratteristiche costruttive simili possono avere prestazioni energetiche differenti se utilizzano sistemi impiantistici diversi.
Il software considera infatti i sistemi destinati ai servizi energetici presenti nell’edificio, valutandone rendimenti, modalità di generazione, distribuzione, regolazione ed eventuali perdite.
Tra i servizi che possono concorrere alla prestazione energetica globale rientrano, a seconda della destinazione d’uso e delle caratteristiche dell’immobile, la climatizzazione invernale, la climatizzazione estiva, la produzione di acqua calda sanitaria e altri servizi energetici contemplati dalla metodologia applicabile.
Un generatore efficiente richiede generalmente meno energia primaria per fornire lo stesso servizio rispetto a un sistema caratterizzato da rendimenti inferiori. Anche il tipo di energia utilizzata assume importanza, perché il calcolo tiene conto dei fattori di conversione previsti dalla metodologia nazionale.
Energia primaria rinnovabile e non rinnovabile
Un concetto fondamentale per comprendere la classe energetica è quello di energia primaria. Il calcolo non considera soltanto l’energia che arriva fisicamente all’edificio, ma tiene conto dell’energia necessaria lungo la filiera per renderla disponibile.
La metodologia distingue inoltre tra componente rinnovabile e componente non rinnovabile dell’energia primaria.
Nell’Attestato di Prestazione Energetica assume particolare importanza l’indice denominato EPgl,nren, cioè l’indice di prestazione energetica globale espresso in termini di energia primaria non rinnovabile.
È proprio questo indicatore a essere utilizzato per determinare la classe energetica dell’immobile secondo la scala prevista dalle Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici.
EPgl,nren: il valore che determina la classe energetica
L’EPgl,nren sintetizza in un unico indicatore il fabbisogno di energia primaria non rinnovabile associato ai servizi energetici considerati dal calcolo.
Il valore viene generalmente espresso in kWh/m² anno per gli edifici ai quali si applica questa unità di misura e consente di rappresentare quantitativamente la prestazione energetica complessiva.
È però importante evitare una semplificazione frequente: non esiste un unico valore numerico nazionale che separi, per esempio, la classe B dalla classe C per qualsiasi immobile.
La classificazione introdotta dalle Linee guida nazionali utilizza infatti un sistema basato sul confronto con un edificio di riferimento.
Il confronto con l’edificio di riferimento
Il software non prende semplicemente il valore energetico calcolato e lo confronta con una tabella fissa uguale per tutti.
Per determinare la scala delle classi viene calcolato anche un edificio di riferimento con caratteristiche geometriche e condizioni coerenti con quelle dell’edificio reale, ma al quale vengono attribuite determinate caratteristiche standard previste dalla metodologia normativa.
Da questa elaborazione deriva un valore di riferimento indicato come EPgl,nren,rif,standard.
Questo valore costituisce il parametro rispetto al quale vengono costruiti gli intervalli delle varie classi energetiche.
Il limite tra le classi A1 e B, ad esempio, corrisponde al valore dell’indice dell’edificio di riferimento standard. Le altre soglie vengono ricavate applicando specifici coefficienti.
La classificazione prevista dalle Linee guida nazionali comprende le classi A4, A3, A2, A1, B, C, D, E, F e G. La classe A4 rappresenta la fascia con la migliore prestazione energetica all’interno della scala, mentre la classe G identifica quella con le prestazioni meno favorevoli.
In particolare, la classe A4 comprende valori di EPgl,nren non superiori al 40% del valore dell’edificio di riferimento standard; salendo progressivamente nei rapporti rispetto al riferimento si attraversano le altre classi fino alla classe G.
Perché la scala energetica cambia da un edificio all’altro
Il meccanismo dell’edificio di riferimento spiega perché la classe energetica non possa essere interpretata semplicemente attraverso una tabella universale di valori in kWh/m² anno.
La soglia che separa una classe dall’altra viene determinata in relazione alle caratteristiche dell’edificio analizzato. La scala viene quindi costruita dal software per quella specifica configurazione.
Questo sistema consente di confrontare la prestazione dell’immobile con uno standard coerente con la sua tipologia e le sue caratteristiche, anziché utilizzare valori assoluti completamente indipendenti dall’edificio.
Di conseguenza, due immobili con lo stesso valore numerico di EPgl,nren potrebbero non necessariamente ricadere nella stessa classe se i rispettivi valori dell’edificio di riferimento risultano differenti.
Che cosa significa utilizzare un software conforme alle norme tecniche
I software destinati alla certificazione energetica devono applicare correttamente le procedure di calcolo previste dalla normativa tecnica.
Il Comitato Termotecnico Italiano svolge attività di verifica della conformità dei software commerciali alle norme UNI/TS 11300 secondo le procedure previste. L’obiettivo non è stabilire quale programma sia commercialmente migliore, ma verificare che l’elaborazione rispetti i metodi di calcolo di riferimento.
La conformità del software assume quindi un’importanza sostanziale: utilizzando gli stessi dati di partenza e le stesse condizioni previste dalle norme, il metodo di calcolo deve produrre risultati coerenti con il quadro tecnico nazionale.
Il software non decide autonomamente come attribuire una classe energetica e non utilizza algoritmi proprietari per stabilire se un immobile debba essere classificato, ad esempio, in classe C o D. Deve invece implementare le regole, le formule e le procedure previste dalle norme tecniche e dalle Linee guida nazionali.
Il software non assegna una classe sulla base delle bollette
Un altro equivoco frequente riguarda il rapporto tra consumi reali e classe energetica. Le bollette possono descrivere quanta energia è stata effettivamente utilizzata in un determinato periodo, ma questo dato dipende fortemente dalle abitudini di chi occupa l’immobile.
Temperatura impostata, numero di persone presenti, ore giornaliere di utilizzo degli impianti e comportamenti individuali possono modificare significativamente i consumi reali.
La certificazione energetica deve invece consentire il confronto tra immobili sulla base di condizioni standardizzate. Per questo il calcolo utilizza parametri convenzionali previsti dalla metodologia tecnica.
Un’abitazione poco utilizzata potrebbe avere bollette contenute pur presentando caratteristiche energetiche modeste. Al contrario, un immobile molto efficiente ma utilizzato intensamente potrebbe registrare consumi reali relativamente elevati. La classe energetica serve quindi a descrivere la prestazione energetica dell’edificio secondo un metodo standardizzato, non le abitudini personali degli occupanti.
Quali caratteristiche possono migliorare il risultato energetico
Poiché il calcolo considera insieme involucro e impianti, il risultato finale dipende dall’equilibrio tra numerosi elementi.
Un migliore isolamento delle strutture può ridurre il fabbisogno energetico. Serramenti con prestazioni termiche più elevate possono limitare le dispersioni. Sistemi di generazione più efficienti possono diminuire l’energia necessaria per produrre riscaldamento, raffrescamento o acqua calda sanitaria.
Anche l’impiego di fonti energetiche rinnovabili può incidere sulla prestazione complessiva, perché la metodologia distingue la quota rinnovabile da quella non rinnovabile dell’energia primaria.
Non esiste tuttavia un singolo intervento che determini automaticamente il passaggio a una specifica classe. Il risultato deriva sempre dall’interazione tra caratteristiche costruttive, impianti, geometria, zona climatica, fonti energetiche e parametri previsti dal metodo di calcolo.
Perché software diversi devono seguire lo stesso metodo
Sul mercato esistono diversi programmi per il calcolo della prestazione energetica. Possono differire per interfaccia, modalità di inserimento dei dati, funzioni aggiuntive e organizzazione dei risultati, ma il principio fondamentale rimane invariato: devono applicare correttamente la metodologia tecnica prevista.
Questo è essenziale perché l’APE deve essere un documento confrontabile. Se ogni software utilizzasse formule proprietarie completamente differenti, la stessa unità immobiliare potrebbe ricevere classificazioni incompatibili tra loro.
La standardizzazione delle procedure serve proprio a evitare questo problema e a rendere la classe energetica un indicatore basato su criteri comuni.
Come leggere correttamente la classe riportata nell’APE
La lettera riportata nell’Attestato di Prestazione Energetica rappresenta quindi il risultato finale di un processo di calcolo articolato.
Dietro una classe A, B, C o G non c’è una valutazione generica dell’immobile, ma una sequenza di elaborazioni che parte dalle caratteristiche dell’edificio, determina i fabbisogni energetici, analizza l’efficienza dei sistemi presenti, converte i consumi in energia primaria e confronta l’indice globale non rinnovabile con quello dell’edificio di riferimento.
Per comprendere realmente l’efficienza energetica di un immobile è quindi utile non fermarsi alla sola lettera. Nell’APE sono presenti ulteriori indicatori che permettono di approfondire il comportamento energetico dell’edificio e di comprendere quali componenti incidano maggiormente sul risultato complessivo.
Una classificazione basata su parametri tecnici condivisi
Il calcolo della classe energetica attraverso software conformi alle metodologie nazionali permette di trasformare una grande quantità di dati tecnici in un indicatore immediatamente comprensibile.
La classe energetica rappresenta dunque la posizione dell’immobile rispetto a una scala costruita attraverso l’indice di prestazione energetica globale non rinnovabile e il confronto con un edificio di riferimento.
Per questo motivo non deve essere interpretata come una semplice fotografia dei consumi storici, ma come il risultato di una metodologia standardizzata che analizza il comportamento energetico dell’edificio in condizioni convenzionali.
Comprendere questo meccanismo aiuta anche a leggere l’Attestato di Prestazione Energetica con maggiore consapevolezza: la lettera finale è soltanto la rappresentazione sintetica di un calcolo molto più ampio, nel quale caratteristiche costruttive, impianti, fonti energetiche e prestazioni dell’involucro vengono valutati insieme secondo criteri tecnici condivisi.